22 -February -2012 - 23:03
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Il Gruppo

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Frosinone PDF Stampa E-mail

Dieci anni fa moriva Fabrizio De Andrè.

 

Le iniziative per ricordarlo sono numerose, dalla mostra fotografica a Genova, a serate dedicate alla sua musica. Al Satyricon di Via Firenze per ricordare De Andrè, questa sera è prevista l'esibizione del gruppo de "I Disamistade" nome che nasce dall'LP "Anime salve" del 1996. La "disamistade, mi spiega Antonio Merini, il cantante e chitarrista del gruppo , nasce dal desiderio di fermare il tempo senza però riuscirci e crede in un mondo dove tutti gli uomini sono uguali. La disamistade in dialetto sardo, inimicizia , faida. Il gruppo è formato da Lamberto Infurna, chitarra e coro, Francesco Fiaschetti, fisarmonica e strumenti a fiato, Roberto Ceccarelli, percussioni. La leggenda racconta che il gruppo sia nato  una sera in una locanda attorno ad un buon bicchiere di vino rosso, parlavano di tutto ma l'argomento principale era la musica e la poesia. "L'artista -dice Merini- canta, recita, si contorce, vuole o vorrebbe esprimere, gioisce. Tutto questo noi l'abbiamo trovato in De Andrè." Un artista che è riuscito a far sposare musica e poesia e allo stesso tempo è riuscito a non creare un rapporto di dipendenza. In ogni canzone di De Andrè vivono le due anime splendenti di luce propria. E dalla fusione di musica, rime, poesia, metrica e De Andrè è nato il gruppo. Non è retorica affermare che le canzoni di De Andrè sono per il loro essere vive ed attuali, inquiete metafore che hanno attraversato intere generazioni  dagli anni 60 ad oggi. "La scelta coraggiosa - mi spiega Merini- fu quella di cimentarsi in "concept album" dischi i cui brani ruotano intorno ad una tematica sviluppandola.Una scelta in voga per i generi progressive e psichedelica, ma non certo tipica nel panorama dei cantautori". La buona novella, Non al denaro non all'amore nè al cielo, possono essere considerati dei concept. Lo fece con l'antologia di Spoon River e con i Vangeli Apocrifi. Da ricordare anche fu la scoperta del dialetto genovese che da Creuza De Mà craterizzò i suoi lavori. Il cantautore degli amori tormentati, di eroi piccoli, quotidiani, spesso sfortunati. Ricco di frecciate verso la borghesia ipocrita e verso la "maggioranza" che sempre lo detestò. Ci piace ricordarlo con le parole dell'album "Anime Salve" "Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria/ col suo marchio speciale di speciale disperazione/  e tra  il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per cosegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità". Suicidi, carcerati, sconfitti, prostitute, questi erano gli eroi di De Andrè, uomini e donne veri, non privi di difetti. La sua era la Genova dei bordelli, degli artisti, dei perdenti , dei poeti cantautori. "L'anarchia non è un catecismo o un decalogo, tanto meno un dogma, è uno stato d'animo". Recentemente i compagni anarchici lo hanno ricordato con un bel CD "Ed avevamo gli occhi troppo belli" contenente alcuni "parlati" durante i concerti e un prezioso libretto a cura della redazione della rivista "A".

Fausta Dumano.

Post SBAGLIATO - di Luciano Granieri

E' un  post di periferia
e' un post  da una botta e via
e' un post sconclusionato
ma non è un post  sbagliato.

Le parole di Fabrizio De Andrè tratte dal brano  “Una storia sbagliata” scritto con Massimo Bubola nel 1980 debitamente adattate alla bisogna descrivono bene la genesi di questo post.  Sabato 10 gennaio ci troviamo al Satyricon,  tanto per cambiare, (a proposito sembra, secondo quanto ci raccontava Gianluca Pucci anima pulsante del locale, che molti ritengano i ragazzi del Satyricon parte della redazione di AUT , perchè no? Diciamo noi?) . Era  in corso il sound check del gruppo de I Disamistade che di lì a qualche ora avrebbero ricordato con la loro musica Fabrizio De Andrè, nel decennale della sua scomparsa, evento annunciato da AUT  .  Le chiacchiere con amici e compagni, si miscelavano ai brandelli di note, arpeggi, accordi, che provenivano da I Disamistade  intenti a regolare il sound dei propri strumenti,  quando una inusuale  sequenza sonora, colpiva  la  particolare sensibilità ai fraseggi jazz del sottoscritto.   Da una chitarra, lì dietro, scaturiva il  tema in cinque quarti del brano Take Five.  Take Five , scritto  da Paul Desmond,   nel 1959,    divenne in breve tempo una delle incisioni  jazz più vendute e conosciute.  Fra le  tante versione quella originale vedeva lo stesso Desmond al sax alto, Dave Brubeck, al piano, Gene Wright  al contrabbasso e l’immenso Joe Morello alla batteria. Purtroppo il pezzo  è diventato il jingle della pubblicità di Banca Mediolanum. Il richiamo era irresistibile e mi attirava inesorabilmente verso il chitarrista che stava eseguendo quell’ inaspettato tema .  Si trattava di Lamberto Infurna de   I Disamistade. Ho iniziato a fare lo spiritoso rammaricandomi del  fatto che non ci fosse   una batteria, altrimenti, molto immodestamente e irrealisticamente,  vista la mia esigua capacità tecnica, avrei potuto  esibirmi nell’assolo che Joe Morello esegue  all'interno del  brano.  L’ottimo Lamberto si stupiva  di aver incontrato qualcuno  che conoscesse  Take Five, e continuava a suonare pur intrattenendosi a conversare   molto cordialmente.   E mentre parlava , così,  in sordina iniziava a sciorinare un’altra perla con la sua chitarra. Un eccellente versione  di Night and Day. Senza neanche accorgermi mi ritrovavo  con la telecamera  fra le mani per  riprendere l’esecuzione. Lamberto si scherniva, diceva  di non essere  ancora ferrato su questo brano...... ma potete apprezzare voi stessi la sua abilità cliccando sul  video sotto pubblicato. Infurna  diceva di  essere  rimasto folgorato dall’esecuzione  dello standard di Cole Porter eseguita da Joe Pass, uno dei più talentuosi chitarristi jazz che per oltre quaranta  anni  ha dispensato musica insieme a grandi jazzisti  come  Oscar Peterson,  Art Tatm,  Dizzie Gillespie,  Freddie Hubbard e molti altri. L'incontro con Lamberto era il primo piacevole imprevisto della serata.  Ma fra una chiacchiera e l'altra con i molti amici presenti , Fiorenzo,  Isa, Filippo,  Antonio il cartomante,   il tempo passava piacevolmente e senza che ce ne accorgessimo Merini & Co.  salivano sul palco.  Siamo rimasti perchè la serata ci sembrava quella giusta. Oltre che per la  qualità indubbia dei brani di De Andrè, e per la  valenza del gruppo dei I Disamistade,  perchè si respirava l'aria di un evento particolare. Sulla nascita e la composizione del gruppo de I Disamistade,  Fausta ha già spiegato tutto nel  post  " Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria" . Noi ci siamo concentrati sul concerto . Ad un ascolto superficiale, ciò che traspariva era l'estrema e rigorosa attinenza alle  atmosfere musicali di De Andrè. Ma analizzando meglio le  esecuzioni  si potevano rilevare degli elementi di originalità ad alta carica emotiva. La formazione del gruppo: una chitarra ritmica e voce Antonio Merini, una chitarra factotum Lamberto Infurna, strumenti a fiato e fisarmonica Francesco Fiaschetti e delle percussioni Roberto Ceccarelli,  per sua stessa conformazione originava degli arrangiamenti, nei brani più meditati, ad esempio Hotel Supramonte, o La canzone di Marinella,  asciutti, poco ridondanti, ma proprio per questo il linea con la poetica musicale di De Andrè.  L'impasto sonoro esaltava l'elevata valenza  interpretativa del canto di Merini, veramente ispirato. De Andrè ti entrava realmente nel sangue. Ma sorprendentemente il sound cambiava  nell'esecuzione dei brani più veloci, infatti un ensemble strumentale così conformato poteva risultare insufficiente a rendere pezzi come, Il pescatore o Una storia sbagliata, ed invece  gli arrangiamenti risultavano pieni multicolori e  originali, grazie alla potenza ritmica della chitarra di Antonio Merini, unita all'incisività delle percussioni di Roberto Ceccarelli e ai preziosi interventi del polistrumentista Francesco Fiaschetti, soprattutto al flauto e all'armonica. Ma in special modo, grazie a "happy hand" Lamberto Infurna. Che sciorinava eccellenti sortite solistiche e interventi a sostituire ciò che nei pezzi originali eseguivano altri strumenti. Ci viene in mente l'esecuzione del  brano Andrea nella versione che meglio  ricordavamo quella con la PFM nel 79. Il supporto ritmico offerto dal basso di Patrick Djivas,  è la colonna portante  del pezzo. Nella versione de I Disamistade, "happy hand" Infurna con un delicato arpeggio, incrociava una linea melodica  diversa  con  quella principale in modo da fornire un   supporto strutturale  dai  colori differenti ma altrettanto efficace. Eccellente e originale era l' arrangiamento di "Quello che non ho" in cui l'introduzione e una strofa ogni due erano eseguite citando il brano di George Benson "On Broadway". Il tutto forniva al pezzo una forza entusiasmante.  Che dire? Ah si "! abbiamo anche apprezzato la danza di Emanuela, il cognome non siamo riusciti a saperlo, che inventava figure coreografiche molto suggestive e molto coerenti, nel senso che erano sempre le stesse , sia che ballasse sulla Canzone di Marinella sia che ballasse su Don Raffaè o su Bocca di Rosa. Una situazione trascinante più che per il pubblico per la telecamera di Fiorenzo Fraioli presente al concerto per realizzare un DVD, che ha seriamente rischiato di essere trascinata via dal   cavalletto,   investita dall'esuberanza della conturbante Emanuela. Una magnifica serata quella passata con I Disamistade.

Il Pescatore al buio - di Luciano Granieri

Sabato scorso, nel Live Music Club, Caffè Libreria Ithaca, ci siamo imbattuti nei I Disamistade . Il gruppo, composto da  Francesco Fiaschetti- fiati e fisarmonica, Roberto Ceccarelli percussioni, Lamberto “happy hand” Infurna – chitarra (e che chitarra !) e voce,  Antonio Merini- voce e chitarra, stava incantando il pubblico con le interpretazioni dei brani di Fabrizio De Andrè. I navigatori attenti, ricorderanno che già una volta abbiamo avuto la fortuna di assistere ad un loro concerto (per chi avesse la memoria corta consigliamo di cliccare sull’articolo :è un POST SBAGLIATO) al caffè letterario Satyricon,  ma la performance di sabato ha mostrato i notevoli progressi maturati dal gruppo  nel suo percorso evolutivo. Non crediamo di sbagliare affermando   che nell’ascoltare I Disamistade si riesce completamente ad entrare nella poetica letterario-musicale del grande FABER.  Il gruppo di Merini & C. pur interpretando  il vasto repertorio di De Andrè secondo una rilettura assolutamente originale, ne rispetta l’atmosfera, la suggestione emotiva. Non solo, ma a queste doti aggiunge la capacità di trascinare fin dentro l’esecuzione il pubblico presente che viene assolutamente rapito dal flusso melodico armonico. Tutto questo si coglie nel video che segue:  si apprezzano una raffinata esecuzione di Disamistade, il brano che dà il nome al gruppo e una travolgente riproposizione de Il Pescatore con happening finale.

Buona Visione.

 


Una manzurka da una botta e via
Luciano Granieri


La Guazza di San Giovanni è una festa che la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Frosinone organizza da tempo immemore. L’acqua di San Giovanni secondo una antica tradizione, è un liquido benefico ricavato dall’infusione  di foglie e fiori  che restano nell’acqua dalla sera del 23 giugno fino al giorno dopo. Per rinnovare  questa antica tradizione, la Società Operaia di Mutuo Soccorso organizza ogni anno una festa, un evento che nel nome della Guazza  consente  di aggregare il popolo ciociaro intorno ad enormi tavoli, dove si mangia, si beve, si ascolta musica, si balla, ci si diverte insomma. Questa festa pur nella sua goliardia non perde mai occasione di porre all’attenzione della cittadinanza i problemi della società. Anche quest’anno il programma lasciava ben sperare . Oltre la Guazza motivi per festeggiare ce ne erano diversi determinati in particolar modo dal nuovo vento di libertà che si è alzato dopo  i referendum e le  ultime amministrative. Il programma sembrava adeguato. Concerto dei nostri amici I Disamistade, una fantastica band  che ripropone i brani di Fabrizio De, e un gruppo di artisti che avrebbero dovuto coinvolgere i bambini nel dipingere su enormi cartoni. Poesia, creatività, impegno sociale, questi erano i temi che pur nell’atmosfera festosa avrebbero dovuto alimentare discussioni e riflessioni.  NON E’ ACCADUTO NULLA DI TUTTO QUESTO. Forse abbiamo sognato,  ma abbiamo visto  Antonio Merini, Lamberto Infurna, Roberto Ceccarelli e Francesco Fiaschetti cantare De Andrè . Li abbiamo visti arrabbiarsi quando una signora ha chiesto loro di suonare più piano perché non riusciva a dialogare con i vicini di tavolo  , abbiamo raccolto la loro incazzatura quando  gentilmente sono stati invitati a farsi d parte per lasciare spazio alla MUSICA DA BALLO.  Allo stesso modo  forse abbiamo sognato vedendo  Rocco Lancia, Luciana Lisi e altri artisti, che volevano dipingere assieme ai bambini. FORSE ABBIAMO SOGNATO. Perché la realtà ha rimandato ad una serata affollata da attempati  e approssimativi ballerini che piroettavano attenti a non perdere i passi spinti dalle note del duo Gianni e Pinotto. Un sodalizio (chitarra tastiere)  che a suon di Rumba Cha cha cha e  MANzurka (avete letto bene  con questo nome è stato presentato il ballo)  ha traghettato l’atmosfera da una  sana espressione popolare ad un  desolante  populismo pecoreccio. Da un’associazione così storica che porta il nome impegnativo di Società Operaio di Mutuo Soccorso non ci saremmo aspettati un tale sbracamento, ma soprattutto non ci saremmo aspettati il modo in cui I Disamistade e i pittori invitati sono stati trattati. Ridurre le musiche e la poetica di De Andrè a semplice intrattenimento mentre ci si ingozza di pasta fagioli e lumache ci pare francamente troppo. Se l’intento era quello di organizzare una festa sotto l’implacabile egida delle scuole da ballo, forse si sarebbe potuto evitare di invitare giovani  musicisti e artisti per poi metterli da parte come una ciabatta vecchia  sacrificata al Dio della MANZURKA. Se quello era il proletariato di ieri e anche di oggi, allora ha pienamente ragione  il nostro amico Daniele Sape quando afferma che “Il proletariato è stata la rovina della rivoluzione”. Nel video al  sogno de  I Disamistade, subentra l’incubo della MANZURKA,  ed infine ritorna il sogno dell’abilità pittorica di Luciana Lisi. Come in tutti i nostri filmati  la musica gioca un ruolo importantissimo. Nel video suonano tutti musicisti nostri  amici, oltre a I Disamistade che aprono il filmato, dopo la desolanti immagini da ballo ,   Flowers Shop, un brano del grande jazzista e nostro amico, il  sassofonista  Mauro Bottini, accompagna la performance di Luciana Lisi. In Flowers Shop, pezzo tratto dall’ultimo cd di Mauro “Self Portrait “  oltre a Bottini che suona il sax tenore e il clarinetto si ascoltano: Stefano Micarelli alla chitarra, Paolo Tombolesi al pianoforte, Massimo Moriconi al basso, Massimo Manzi alla batteria

P.S
Ci scusiamo con il duo Gianni e Pinotto che abbiamo abbastanza maltrattato. Il nostro è stato sicuramente un eccesso, perché comunque ad ogni musicista che decide di esibirsi con passione dal vivo si deve MOLTO MA MOLTO  rispetto.

 

La Guazza di San Giovanni ( Video).